VERBARIO_CN

4 e 5 settembre 2021

VERBARIO_CN

L'ARTE CONTEMPORANEA INCONTRA LA POETICA DI ANTONIO CAREGARO NEGRIN

In occasione del bicentenario dalla nascita di Antonio Caregaro Negrin, VERBARIO_CN propone un’occasione di ri-scoperta di uno dei luoghi più ricchi di fascino progettati dall’architetto e paesaggista scledense, il Giardino Jacquard a Schio (Vicenza). Attraverso alcuni interventi di arte contemporanea, ideati a partire dalle suggestioni che il luogo concede, si verrà ad instaurare un dialogo tra il pubblico, le opere d’arte e i tratti caratteristici della poetica dell’illustre cittadino.



Artisti:

ANNA ALTOBELLO

ANDREA T. BARBIERO

ANDREA CAPPELLETTO

SERGIO FEDELE

MARTA FONTANA

DENIS VOLPIANA

CHRISTIAN MANUEL ZANON

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Evento a cura di NUMA associazione culturale, con il patrocinio del Comune di Schio, nell'ambito del programma SCHIO CULTURA 2021.


Con la collaborazione dell'associazione CUORE DI SCHIO.

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Giardino Jacquard

Via Pasubio 150, Schio (VI)


4 e 5 settembre 2021

h. 10-13 e 15-19


Ingresso libero con offerta responsabile


Nel rispetto delle normative anti-covid gli ingressi all'evento saranno contingentati, assicurando il distanziamento fisico.


Per info: numa.contemporary@gmail.com

 
 

COMUNICATO STAMPA

Sabato 4 e domenica 5 settembre il Giardino Jacquard di Schio aprirà le porte a VERBARIO_CN, un insolito dialogo tra uno dei contesti più suggestivi della città e l’arte contemporanea.

In occasione del bicentenario dalla nascita di Antonio Caregaro Negrin, l'associazione culturale NUMA propone al pubblico un momento di riscoperta di uno dei luoghi più ricchi di fascino progettati dal noto architetto, grazie agli interventi installativi e performativi di sette artisti italiani.
L’evento, a cura di Petra Cason Olivares, realizzato con il patrocinio del Comune di Schio e con la collaborazione dell’associazione CUORE DI SCHIO, si inserisce nell'ambito del programma SCHIO CULTURA 2021 tra gli appuntamenti che quest’anno omaggiano l’operato del grande paesaggista, legato indissolubilmente alla figura imprenditoriale di Alessandro Rossi.

 

A metà Ottocento Antonio Caregaro Negrin è stato in grado di conciliare le esigenze della produzione industriale con la vita sociale degli operai impiegati nelle manifatture Rossi, e delle loro famiglie, anche al di fuori del contesto lavorativo, con interventi urbanistici che hanno modificato radicalmente il tessuto sociale della città di Schio.

Ma il Giardino Jacquard ha un valore aggiunto, rispetto ad ogni altro progetto uscito dalla mente del brillante paesaggista: risulta infatti essere il primo giardino realizzato in Italia appositamente come luogo di svago per gli operai di una fabbrica - il lanificio di Alessandro Rossi - e delle loro famiglie, proprio per volontà del grande imprenditore.
In circa vent’anni di lavoro Caregaro Negrin, non senza difficoltà, trasformò un terreno anonimo in un ambiente denso di attrattiva. Il risultato è una sorta di viaggio intorno al mondo, senza mai uscire dal perimetro del Giardino, attraverso le epoche: abbracciando la poetica ottocentesca dell’esotico e dell’eclettico, Caregaro Negrin mescola nelle sue architetture e lungo i sentieri del giardino il reale al fantastico, il medievale al moresco, la tradizione popolare locale alle culture di terre oltreoceano, piantando essenze provenienti da ogni parte del globo, in un progetto scenografico che ancora oggi stupisce e affascina.
É in questo contesto che le opere e le performance degli artisti invitati da NUMA andranno a creare un dialogo attivo con il luogo.

VERBARIO_CN avrà la forma di un itinerario concettuale a partire da alcune parole emerse dai testi autografi dell’architetto scledense (verzura, orrido, essenza, timpano, lana, scoglio, esedra...) che sono state pretesto e stimolo per la realizzazione dei molti interventi d’arte.
Christian Manuel Zanon apre il percorso installando, in un filo di lana, la relazione tra passato e presente, che tange e oltrepassa i sentieri del giardino evocando poeticamente le voci e le presenze degli operai i quali, dismessi i panni di lavoratori della fabbrica, trascorrevano il loro tempo libero con le proprie famiglie tra il verde e le esotiche architetture.

Anna Altobello, nel suo intervento performativo, compirà un’esplorazione percettiva del luogo, spinta dalla ricerca di un legame tra il ritmo del movimento del corpo e la presenza silenziosa della ricchissima vegetazione.

L’inedito strumento a fiato di Sergio Fedele andrà a sondare le profondità della terra, usando come cassa di risonanza per il suo “Ecatorf” le grotte artificiali che si aprono sotto la superficie del giardino e che sono, ancor oggi, popolate da esseri scultorei fantastici.

Nell’intensa luce naturale che avvolge la serra, dedicata nell’Ottocento alla coltivazione delle orchidee (fiore amatissimo da Alessandro Rossi), le sculture di Andrea T. Barbiero appariranno come “elementi di gestazione”, nel loro essere essenziali, del concetto stesso di vita naturale.

Tra le gigantesche sequoie canadesi e le magnolie secolari Marta Fontana andrà ad esaltare, con la sua installazione ambiente, il rapporto di interconnessione che esiste tra le piante e tra esse e l’uomo, mettendo in gioco, in un’alternanza simbiotica, il naturale e l’artificiale, espresso tanto nei materiali scelti quanto nei pigmenti colorati utilizzati nella realizzazione dell’opera.

Ancora una volta il rapporto tra naturale e artificiale è il punto focale, e viene espresso nella grande installazione di Denis Volpiana, artista particolarmente sensibile alla relazione duale che si crea tra questi due concetti, mettendone in luce soprattutto il paradosso, la frattura.

Di eco teatrale è la performance di Andrea Cappelletto: l’artista, come “filtro percettivo”, entrerà in relazione con le forme e le peculiarità della “materia” del Giardino e, lasciando risuonare in sé ogni sensazione, andrà a trasmetterla attraverso il movimento del proprio corpo, dall’interno all’esterno.

Photo courtesy Andrea Rosset per NUMA.