ABBRIVIO

30 APRILE - 1 MAGGIO 2022

CHRISTIAN MANUEL ZANON
A cura di Petra Cason Olivares

 

PCO_Una volta mi ha raccontato di come hai trovato perfetto il concetto di anima in uno strumento musicale. Nella cavità dello strumento a corda, quel minuscolo e invisibile elemento di raccordo permette, letteralmente, alla cassa di risonanza di far risuonare qualcosa che, altrimenti, sarebbe privo di consistenza, incapace di propagarsi verso l'esterno, e perciò privo di bellezza. Qui, la tua opera, ne decreta una parziale assenza. Credi manchi qualcosa, per far risuonare la sua completezza?
CMZ_Gli sforzi profusi tanto dal pensiero teoretico quanto da quello teologico intorno al l'impossibilità di definire l'anima fanno emergere una modalità che amo particolarmente: il fallimento.
"Mezz'anima" muove da una tesi fallimentare: che l'anima dal punto di vista scultoreo e geometrico possa essere ricondotta alla forma di un pallone da calcio. Da questo vizio di partenza si sviluppano una serie di tentativi di restituzione formale dell'errore appunto.
Privilegiando il processo mi interessava indicare l'anima come percorso - dialogico e duale - tra il necessario "contenitore" e l'indefinibile "contenuto", tra la luce e l'ombra, tra l'impasto materico e l'immateriale.

PCO_La figura dello Zanni, che in epoca romana era un personaggio del teatro comico, ha assunto con la commedia dell'arte le caratteristiche di un servo dai modi triviali e dedito ai piaceri della carne e della gola.
Cosa resta, nel rapporto tra il tuo nome e questo scomodo quanto ironico personaggio, nelle tue opere? Nomen omen?

CMZ_Lo Zanni, nella sua ambivalenza indistinta, è il padre di tutte le maschere, una "potenzialità rotonda". Se questo dovesse essere il mio destino ne sarei quasi onorato.
Le tre lettere (Z-A-N) sono state il pretesto fulmineo per un piccolo esercizio di poesia visiva, sicuramente molto intimo e personale.

PCO_Nelle fugaci uscite durante i mesi di lockdown, nella primavera del 2020, anche la visione delle fronde di un albero potevano portare alla definizione di un'opera... Ne è uscita un'opera imponente nella sua precaria stabilità. Uno specchio del tempo?
CMZ_"Il sole è nuovo ogni giorno" indicava il grande Eraclito.
La natura con i suoi incredibili dettagli e le sue leggi strutturali e cicliche è sempre madre dei più dolci insegnamenti poetici.
Nell'opera "A come Padre (Albero)" è evidente che il desiderio era di ricongiungermi alle leggi della terra, in modo - se possibile - quasi innocente.

PCO_Il papavero fa parte della serie di tue opere che tu definisci "felici". Ma qual è la tua idea di felicità?
CMZ_Anche se fortunatamente la felicità l'ho incontrata, mi piace non essere in grado di rispondere a questa domanda: mi sento solo di indicarla, al momento, come un generoso imprevisto tintinnante.

Artista:

CHRISTIAN MANUEL ZANON

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NUMA gallery
Contra' XX settembre 27, Vicenza

 

Apertura mostra

sabato 30 aprile - domenica 1° maggio
Dalle 18.30 alle 22.30

Ingresso libero

Photo courtesy Andrea Rosset per NUMA