FOGLIO MOSTRA VEDENDO EROS
Di nuovo mi assilla Eros che scioglie le membra, dolceamara invincibile creatura.
Saffo, frammento 130.
C’è qualcosa, in Eros, che sfugge sempre nel momento in cui crediamo di averlo afferrato. Non è un sentimento come tanti altri, ma qualcosa che agisce prima ancora di poter essere nominato, una forza che scioglie, come scriveva Saffo, prima ancora di legare.
Vedendo Eros nasce da questa resistenza alla definizione: non è una mostra che spiega il desiderio, ma uno spazio che lo lascia accadere sotto gli occhi di chi guarda, nella pluralità dei modi in cui può manifestarsi.
Le opere esposte condividono una domanda, posta ad artiste e artisti, chiamati a interrogare la propria relazione con la dimensione erotica. Ne emerge una costellazione di sguardi che si toccano e si allontanano: l'intimità fatta di gesti minimi e quotidiani, la sensualità che abbandona il corpo per abitare un oggetto, il desiderio che si dichiara o si trattiene, i rituali privati del corpo che, pur restando tali, parlano a tutti.
Non tutte le opere scelgono la stessa distanza dal proprio soggetto: alcune lo guardano da vicino, senza mediazioni, altre lo avvicinano per accenni, lasciando che sia la forma stessa a suggerirlo. È in questo scarto che la mostra costruisce il proprio percorso: non una gerarchia, ma un confronto tra le diverse intensità dello sguardo. E non stupisce che, insieme alle distanze, si moltiplichino anche i linguaggi con cui gli artisti si esprimono.
Attraversare questi lavori significa accettare di non trovare una risposta univoca e, al contrario, confrontarsi con prospettive di genere, cultura e orientamento diverse.
«Il linguaggio è una pelle: io sfrego il mio linguaggio contro l'altro», scriveva Roland Barthes in Frammenti di un discorso amoroso. In mostra questo “attrito” diventa quasi letterale: le opere non presentano un’unica declinazione del desiderio, bensì lo mettono alla prova nel contatto tra tecniche e sensibilità distanti, tra ciò che una superficie dipinta può dire e ciò che solo un corpo in video riesce a far emergere. In un tempo che tende a normare l’intimità e a renderla merce o slogan, questa scelta di non ridurre il tutto a un unico linguaggio è già una forma di rispetto verso la complessità di ciò che si prova.
L'erotismo, in questo senso, più che materia da esporre è una forma di conoscenza che apre un passaggio verso l'altro e, insieme, verso noi stessi. Rimettere al centro Eros significa allora ribaltare l’idea di una comunità costruita sulla distanza e sul sospetto verso chi e cosa non conosciamo, e provare invece ad avvicinarsi, ad abbattere qualche barriera e a diventare, anche solo per la durata di una visita ad una mostra, persone capaci di muoversi verso l'Altro.
Nello spazio espositivo le opere danno vita ad una serie di tensioni tra ciò che si mostra e ciò che si sottrae, tra il pubblico e il privato. Ai visitatori non viene chiesto di interpretare correttamente, ma di riconoscersi, anche solo per un istante, in una delle tante forme che il desiderio può assumere.
Vedendo Eros è quindi un invito a guardare e lasciarsi guardare da ciò che in noi resta, dolceamaro e invincibile, indefinibile.
In questo foglio mostra troverete, oltre ad una breve chiave di lettura delle opere esposte, anche un suggerimento, un input, un’evocazione sulla dimensione dell’Eros, che ogni artista ha voluto donarci, per leggere con altri sensi la sua stessa opera.
1. SOLO ALLORA LA BACERÀ
STELLA PILLAN
2025, pittura ad olio su tela, 32x32 cm
Due corpi si cercano sulla tela e la pelle diventa il mezzo di passaggio del loro amore.
L’opera racconta il sogno di amore non ancora conosciuto ma fortemente desiderato, che nell’attesa viene vissuto attraverso la pittura.
In questa sospensione Eros non celebra il possesso ma rimane sulla soglia del gesto, in una gentilezza che custodisce una nostalgia profonda: quella di un bacio non ancora dato ma già immaginato.
“Non attutire questo momento con parole vane, ma lascia che un'onda silenziosa ci trascini verso gioie senza limiti.” Petali sulle ceneri. Poesie d’amore, Rabindranath Tagore (1999)
2. ORGANO DI CONFINE
LISA TOMASI
2026, tecnica mista su carta, 24x34 cm
Da un busto privo di identità e di connotazioni individuali emergono gli organi legati al linguaggio e alla relazione, qui decontestualizzati e trasformati in elementi di sensualità disturbante. L’opera riflette sull’autoerotismo come spazio ambiguo, in cui desiderio e repulsione si sovrappongono. Il corpo perde progressivamente la propria riconoscibilità, riducendosi a frammenti e funzioni isolate, mentre l’erotismo si manifesta come atto chiuso e circolare, segnato dall’interiorizzazione dello sguardo sociale.
“Il corpo è il nostro mezzo per avere un mondo.” - Fenomenologia della percezione, Maurice Merleau-Ponty (1945)
3. TENTAZIONE
BENEDETTA DI CURZIO
2026, tecnica mista (grafite, colori a olio e sabbia su pannelli di legno), 120x80 cm
Una prostituta e un gatto, visibile nel dettaglio della coda, abitano la scena che richiama l’Olympia di Manet. Il titolo stesso richiama le pulsioni primarie legate alla sfera sessuale, qualcosa di proibito e pericoloso a cui si è per natura fortemente attratti. È lo stesso meccanismo dell’amore erotico che suscita un desiderio profondo e innato, ma anche dannoso. A muovere l’essere umano è un Eros fatto di due forze contrastanti: una spinta vitale che mira alla conservazione e una spinta mortale che porta all'autosabotaggio. È Eros stesso, in questo doppio movimento, l’elemento fondante della vita in ogni suo aspetto, anche distruttivo.
“Nuovamente amo e non amo; sono folle e non sono folle.” - Anacreonte (VI sec. a.C.)
4. FRUTTA ROSSA
ANNA DIETZEL E SUSAN QUARTESAN
2026, illustrazione, stampa su carta rossa, 21x14,8 cm
Realizzata a quattro mani, la fanzine mette in scena il Rosso e l’Erotico come protagonisti raccontati attraverso la frutta, in modo più o meno metaforico. Quartesan racconta la sua storia con la Melagrana, mentre Dietzel con la Ciliegia. La fanzine presenta quindi un doppio senso di lettura che, ribaltato, permette alle due narrazioni di esistere sullo stesso piano.
"Voglio fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi.” - Giochi ogni giorno con la luce dell’universo, Pablo Neruda (1924)
“Il melograno non mostra i suoi rubini finché non viene aperto.” - Proverbio persiano
5. CIÒ CHE IL FIORE COPRE
YURI YEUYANAN
2025, tecnica mista su carta, batik su cotone, 50x35 cm
Una figura nuda è affiancata da elementi floreali per esplorare come i simboli culturali influenzino la percezione del corpo femminile e dell’intimità. Il fiore, tradizionalmente associato alla dignità e alla purezza sessuale, interagisce con il corpo come protezione e proiezione. Una riflessione su come l’Eros sia sempre mediato dal linguaggio culturale, rivelando la tensione tra corpo, simbolo e sguardo.
“Vorrei amarti con semplicità; con le parole che il legno non fece in tempo a pronunciare al fuoco che lo trasformò in cenere.” Vorrei (in originale indonesiano Aku Ingin), Sapardi Djoko Damono (1989)
6. LA MIA DONNA
SOFIA ZIVELONGHI
2026, legno, collant, ovatta, 57x39x26 cm
Il fantoccio di una gamba femminile è fissato ad una cornice in legno che ricorda i supporti utilizzati per esporre teste e parti del corpo di animali come trofei di caccia. La gamba è spogliata della propria funzione di movimento e riletta come puro emblema erotico e provocatorio. Piegata in una posa innaturale, è privata di vitalità e tramutata in feticcio, allo stesso tempo vittima e, paradossalmente, colpevole di appartenere ad un corpo femminile.
“Sei quiete, sei tsunami, sei niente e sei tutto. Sei uno sgambetto, sei un passo, una carezza, un pugno. Sei la pancia piena, sei il digiuno, sei gennaio e giugno. Sei l’agnello, sei il lupo, sei l’amore, sei da stupro. Sei uno sbaglio, sei il giusto, sei assoluta, sei il dubbio.” - Sintetico, Kid Yugi (2023)
7. MATERIA FLUIDA
LINDA SIMIONI
2026, scultura in alabastro di Volterra, 21x19x17 cm
Chiudi gli occhi,
Amplifica i sensi
Percepisci
Ascolta,
Il tocco,
La forma,
Gli antri nascosti del nostro corpo
La materia si fa plastica, organica, fluida
nella sua staticità e durezza,
Zone lisce e levigate, porose e satinate,
Entra, esplora ogni centimetro,
Fusione di corpi, di forme,
Il caos si cristallizza,
Istinti primordiali muovono la nostra natura.
La scultura invita lo spettatore a chiudere gli occhi per toccarla percependone le forme, le sinuosità, le porosità e ogni foro. Escludendo la vista, il senso del tatto si amplifica e provoca sensazioni nuove. Entra così in gioco l'immaginazione che riaccende gli istinti umani e spinge lo spettatore a cercare, dentro di sé, il proprio piacere.
“Accarezzando la pietra, la mano ne svela l'infinito e ricrea il corpo.” - Plastica, Johann Gottfried Herder (1778)
8. UNARMOURED
MIRCO PENDIN PEREYRA
2026, stampa Fine Art inkjet a pigmenti su carta cotone Hahnemühle, 30x40 cm (tiratura di 4)
Ritratti e frammenti del corpo maschile compongono una sequenza fotografica in equilibrio tra vulnerabilità ed eros. Lo sguardo proposto sull’identità e sull’intimità maschile si allontana sia dalla rappresentazione eroica sia da quella puramente erotica del corpo dell’uomo. Emerge la rimozione simbolica della corazza che da sempre viene associata alla mascolinità, lasciando spazio ad un corpo esposto, fragile e per questo autentico.
“Ce qu’il y a de plus profond dans l’homme, c’est la peau.” (trad. “Ciò che vi è di più profondo nell'uomo è la pelle.”) - L’Idée fixe, Paul Valéry (1932)
9. OMNIA VINCIT AMOR, ET NOS CEDAMUS AMORI
NICOLÒ MARCHETTO
2026, video monolocale a colori e suono, 6’ 36’’
Il video è una critica alla digitalizzazione dei sentimenti, sempre più spesso affidati alla tecnologia affinché li riconosca e li legittimi. Con la diffusione delle app di incontri, ciò che un tempo nasceva attraverso il contatto umano, viene oggi delegato agli algoritmi. La virtualizzazione delle interazioni svuota progressivamente l'amore della sua reale profondità, confinandolo in una costruzione filtrata dallo schermo. Quelle che sembrano frecce di Cupido si rivelano segni di martirio, ferite simboliche inflitte a chi sceglie di credere, ostinatamente, in un’illusione digitale che promette connessione ma invece genera distanza.
“Basta che, in un lampo, io veda l’altro nelle vesti d’un oggetto inerte, come impagliato, perché trasferisca il mio desiderio da questo oggetto annullato al mio stesso desiderio; io desidero il mio desiderio, e l’essere amato non è più che il suo accessorio. Mi esalto al pensiero di una così nobile causa, che non tiene nel minimo conto la persona che ho preso a pretesto (...): io sacrifico l’immagine all’Immaginario. E se un giorno dovessi decidermi di rinunciare all’altro, il violento lutto che mi colpirebbe sarebbe il lutto dell’Immaginario: era una struttura cara, e io piangerei la perdita dell’amore, non già la perdita di questa o quella persona…” - Frammenti di un discorso amoroso, Roland Barthes (1977)
10. MALATO AUTOEROTISMO
CELESTE ENRICA MENAPACE
2025-2026, tecnica mista su tela, 80x60 cm
Il desiderio femminile è ancora oggi percepito come peccaminoso, quasi da nascondere. L’opera rappresenta questo tabù attraverso un’immagine ambigua sospesa tra piacere e minaccia, in cui il richiamo all’atto del divorare trasforma il desiderio in qualcosa di vorace. Il titolo stesso fa riferimento all’autoerotismo come ad un gesto sbagliato, denunciando il peso dei giudizi che ancora gravano sul desiderio e sul corpo femminile.
“Commetti il più vecchio dei peccati nel più nuovo dei modi.” - Enrico IV (Parte 2, Atto IV, Scena 5), William Shakespeare (1598)
11. ANCORA ANCORA
DANILO MITIC
2026, libro d’artista (collage digitale), 21x28 cm
Sessanta ricette estratte da varie riviste di cucina compongono il libro d’artista ispirato alle riviste pornografiche degli anni Settanta. Il mondo culinario si unisce a quello erotico in una sottile ironia che, accostando cibo ed eros, smaschera la mercificazione del corpo, reso anch’esso oggetto di consumo.
“Mai sarò stanco di bermi tutto il tuo miele.” - Canzone delle colombe e del fiore, Francesco Guccini (1996)
12. BUILD-A-WOMAN
MATILDA BESAGNI
2026, ferro, plexiglass, luci led, 100x30x35 cm
In un mondo in cui la figura della playmate si è ampiamente diffusa e normalizzata, diventando un’immagine costruita e reiterata per il piacere altrui, l’opera riflette sulla percezione del corpo femminile sotto lo sguardo maschile. L'identità femminile si modella attraverso un sistema di osservazione e giudizio esterno, perdendo la propria individualità e riducendosi ad un’icona da desiderare. Il corpo diventa così un tassello intercambiabile in una sequenza di figure apparentemente simili, fino a diventare soltanto una delle tante immagini disponibili allo sguardo.
“Il femminismo mi si è presentato come lo sbocco possibile tra le alternative simboliche della condizione femminile, la prostituzione e la clausura: riuscire a vivere senza vendere il proprio corpo e senza rinunciarvi. Senza perdersi e senza mettersi in salvo.” - Itinerario di riflessioni, Carla Lonzi (1977)
13. SVUOTÀTI
GAETANO FRIGO
2026, assemblaggio di esuvie di cicala e confezioni di cartone, 20x18x18 cm
In un mondo in cui la figura della playmate si è ampiamente diffusa e normalizzata, diventando un’immagine costruita e reiterata per il piacere altrui, l’opera riflette sulla percezione del corpo femminile sotto lo sguardo maschile. L'identità femminile si modella attraverso un sistema di osservazione e giudizio esterno, perdendo la propria individualità e riducendosi ad un’icona da desiderare. Il corpo diventa così un tassello intercambiabile in una sequenza di figure apparentemente simili, fino a diventare soltanto una delle tante immagini disponibili allo sguardo.
“I giovani non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere.” - De audiendo, Plutarco (II sec.)
14. VORACE OSSESSIONE
CELESTE ENRICA MENAPACE
2026, video performance, 4’13’’
Il gesto quotidiano del cibarsi diventa un atto ambiguo in cui desiderio, compulsione e piacere si sovrappongono. Il lavoro affronta la tematica dell’ossessione mettendone in luce la dimensione più strettamente legata all’erotismo, mostrando come un rituale apparentemente innocuo possa scivolare in una ripetizione quasi compulsiva, che ricorda da vicino le dinamiche del desiderio sessuale.
“Non poter fare a meno di qualcosa significa che non la possediamo, ma che ne siamo posseduti.” - I narcisisti perversi e le unioni impossibili, Enrico Maria Secci (2014)
15. DOES YOUR MIND REALLY THINK OF THE PAST?
MARK VOKRRI
2026, pittura ad olio su tavola, 30x60 cm
L’opera traspone in figura la capacità di plasmare una nuova persona che si adatti e piaccia a diversi partner, che nasce dal desiderio costante di colmare il proprio vuoto interiore attraverso l’esperienza sessuale. Gli individui in grado di farlo finiscono per creare tante personalità quante ne bastano per disperdere la propria identità, perdendo progressivamente il contatto con il proprio vero io in una continua reinvenzione di sé.
“All wrapped in cellophane, the feeling that we had… And didn’t I do it for you?” - cellophane, FKA twigs (2019)
