OUTARCHICA

7 MAGGIO - 12 GIUGNO 2022

MARTINA ANTONIONI | BARBARA FRAGOGNA
A cura di Petra Cason Olivares

 

NUMA contemporary inaugura la sua prima stagione espositiva con OUTARCHICA. Martina Antonioni e Barbara Fragogna. 

Il progetto, a cura di Petra Cason Olivares, propone un “cambiamento di paradigma”, attraverso i dipinti, i disegni, le installazioni e le fotografie delle due artiste.

 

Reality is ovverrated. La realtà è sopravvalutata.

Una sentenza perentoria, manifesto programmatico e titolo di una delle opere in mostra, consegna l'incipit ad OUTARCHICA, la doppia personale delle artiste Martina Antonioni e Barbara Fragogna, e curata da Petra Cason Olivares in occasione dell'apertura al pubblico della nuova sede espositiva vicentina di NUMA.

La realtà è sopravvalutata o, ancor meglio, è ciò che confonde la realtà con l'apparenza, ad essere sopravvalutata. Quegli aspetti dell'ambiguità del reale che ci confondono al punto tale da non permetterci più, con chiarezza e puntualità, di descrivere con esattezza ciò che abbiamo di fronte.

 

OUTARCHICA. Un'autosufficienza fuori dagli schemi imposti. Nell'opera d'arte, questa operazione che porta al cambiamento di paradigma ci costringe a spostare il nostro pensiero in una sua dimensione "laterale". L'atto del guardare diventa rivoluzionario nel momento in cui ci porta a spingere il nostro sguardo oltre ciò che crediamo di osservare. Diventa operazione del conoscere.


Due artiste, due modi, due mondi. Approcci apparentemente lontani, per certi versi antitetici. Ma un punto di contatto c’è: la capacità, di entrambe - ciascuna con un linguaggio ed una espressività personali e irrinunciabili - di aprire un varco nei confronti del “non detto”, dove il corpo (presente, o significativamente assente) assume il ruolo di viatico. 

Per Barbara Fragogna è la strenua lotta nei confronti della “superpotenza” del patriarcato (aldilà della dichiarazione di genere, ma dannatamente maschio) che l'artista mette in piedi, facendo leva sull’ambiguità che un corpo femminile è in grado di mettere in campo sfruttando ciò che c’è per casa. Ortaggi, arnesi da cucina, e ammennicoli oblunghi in vece di improbabili membri "fur", collant appesantiti dal retaggio greve di modi di dire. L’"accoppiata sferica" sottolinea con una punta di sagace ironia il peso di un concetto che grava sul mondo da sempre come una piaga sociale: il patriarcato.
Non si tratta di una contesa a carte scoperte tra il “masculine” e il “feminine” - per fare eco alla storica pellicola del genio francese Godard - ma di una cesura tra il linguaggio del carnefice e il sordo assolo della vittima. Il cambio di passo avviene nella presa di coscienza, e nella dichiarazione di ostilità nei confronti del potere dominante. L’arte (l’artista, meglio) si permette di “prendere a sonori ceffoni” il benpensante e l’ignavo. E lo fa con tutta la provocazione di cui solo l’ambivalenza (dell’ambiguità) è in grado di fare.


Molte delle opere che compongono OUTARCHICA provengono dal mastodontico lavoro “a capitoli” di Fragogna, intitolato “Everyday life as a man”, volume presente in mostra: un compendio iconografico paradossale e diretto, nel quale l’artista, attraverso l’intento dichiarato di utilizzare il linguaggio fotografico senza la velleità della precisione maniacale, mette in scena quotidianamente dei "pop-up set" che vedono l’artista tanto protagonista quanto antitesi di se stessa in questa lotta (impari) nei confronti del soverchio ego dominante.
 

Sono mutuate dalle parole della poetessa statunitense Adrienne Rich, quelle che Martina Antonioni usa per descrivere se stessa: “sono uno strumento a forma di donna che cerca di tradurre pulsazioni in immagini per il sollievo del corpo e la ricostruzione della mente”.
Nelle grandi tele, quanto nei cartoni dipinti (quasi degli “appunti di viaggio” realizzati dall’artista durante il “confinamento” della pandemia) emerge con forza la duale presenza di una delicata costanza, e di un desiderio di liberazione costretta.

Se nelle opere di Antonioni il “non detto” è il margine che si viene a creare nel momento in cui, sulla superficie dell’opera che delimita i parametri di “mondo conosciuto” si affacciano, al contempo, dettagli affiorati in superficie dalla dimensione onirica del sogno (letteralmente) e brani di mimesi, il significato - se si esige che questo appaia - si manifesta esattamente nello spazio vuoto che concretizza il silenzio. Una sigaretta fumata piano, tra poche parole pesate: il fumo che, per qualche istante riempie la stanza, materializza una visione, che già dopo un istante scompare.

Quel lasso di tempo è sufficiente a comporre la genesi dell'opera, condensazione di colore allo stato più puro. 

Un dialogo, e un costante contrappunto, si crea nello scambio tra le opere delle due artiste in mostra, con l'intento dichiarato di confondere, per poi potersi ritrovare, certamente diversi da come (e da dove) si era partiti.
 

Artiste:

MARTINA ANTONIONI

BARBARA FRAGOGNA

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NUMA gallery
Contra' XX settembre 27, Vicenza

 

Apertura mostra

sabato 7 maggio ore 18.00 - 22.00
domenica 8 maggio ore 11.00 - 20.00

 

07.05 – 12.06.2022
mercoledì-sabato dalle 10 alle 13, dalle 16 alle 19

Ingresso libero

Installation view: Ph. A. Rosset